Quaderno n. 11, PolygraphiaLaboratorio Campania: esperienze e tecnologie per lo studio, la tutela e la comunicazione del patrimonio culturale

Quaderno n. 11, Polygraphia
Laboratorio Campania: esperienze e tecnologie per lo studio, la tutela e la comunicazione del patrimonio culturale

a cura di
Michele Giovanni Silani, Silvana Rapuano, Francesco Sielo, Marco Cardinali

ISBN 979-12-80200-16-7

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Premessa
Giulio Sodano

Il volume Laboratorio Campania: esperienze e tecnologie per lo studio, la tutela e la comunicazione del patrimonio culturale raccoglie gli esiti di un confronto scientifico nato all’interno del Dipartimento di Lettere e Beni Culturali dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” e sviluppato attorno a un tema oggi centrale per la ricerca umanistica: l’interazione tra patrimonio culturale, metodologie interdisciplinari e applicazioni tecnologiche destinate alla conoscenza, alla tutela e alla valorizzazione dei beni culturali.
Le giornate di studio da cui il volume prende avvio hanno rappresentato un’occasione significativa per illustrare le attività condotte dai laboratori del Dipartimento e, al tempo stesso, hanno consentito di avviare un dialogo con altre realtà scientifiche, istituzionali e professionali. Il loro obiettivo non era soltanto presentare risultati già acquisiti, ma contribuire alla costruzione e al consolidamento di una rete di collaborazioni capace di mettere in relazione competenze diverse, strumenti innovativi e responsabilità condivise nei confronti del patrimonio culturale.
Il campo dei beni culturali è oggi caratterizzato dal progressivo consolidarsi di percorsi di formazione e ricerca sempre più interdisciplinari e multidisciplinari. Le contaminazioni tra saperi, tecniche e linguaggi non costituiscono più un elemento accessorio, ma rispondono a esigenze ormai strutturali: comprendere in modo più approfondito opere, contesti e paesaggi; elaborare strategie efficaci di conservazione e tutela; costruire forme di valorizzazione e comunicazione adeguate alla complessità dell’eredità culturale. In questo quadro, anche gli studi umanistici sono chiamati a misurarsi con strumenti e tecnologie provenienti da ambiti diversi, non per rinunciare alla propria specificità critica, ma per ampliare le possibilità di analisi, documentazione e interpretazione.
Il Dipartimento di Lettere e Beni Culturali persegue da tempo tale orientamento quale asse portante della propria identità scientifica e formativa. L’investimento nei laboratori, nelle attrezzature, nelle competenze tecnico-scientifiche – unito alle proficue collaborazioni con il sistema museale, le soprintendenze, i parchi archeologici e gli enti di ricerca – costituisce una scelta strategica. Essa risponde alla convinzione che l’università debba essere non solo luogo di produzione del sapere, ma anche infrastruttura culturale capace di mettere tale sapere a disposizione della società, delle istituzioni della tutela, dei territori e delle comunità.
Il presente volume offre una testimonianza tangibile degli sforzi profusi nell’ultimo decennio dal Dipartimento per implementare, consolidare e rendere sempre più operative le proprie strutture laboratoriali. Un passaggio chiave di questo percorso è stato il quadriennio 2018-2022, coinciso con il riconoscimento del DiLBeC come Dipartimento di Eccellenza. In questa fase, oltre al potenziamento dei laboratori di area archeologica e storico-artistica, è stata creata una nuova rete di strutture dedicate alle discipline storiche, letterarie e filologiche. Tale ampliamento non ha costituito un semplice potenziamento infrastrutturale, ma ha promosso una visione integrata della ricerca umanistica, in cui competenze filologiche, letterarie, storico-artistiche, archeologiche, documentarie e digitali possono convergere in nuovi spazi di interazione e collaborazione.
Il concetto di “laboratorio”, evocato nel titolo, va dunque inteso in senso ampio. Esso indica certamente uno spazio operativo, dotato di strumenti e competenze, ma definisce soprattutto un metodo di lavoro. Il laboratorio è il luogo nel quale la ricerca si esercita attraverso il confronto tra discipline, la verifica dei dati, la sperimentazione di procedure, l’elaborazione di modelli interpretativi e la formazione di nuove generazioni di studiosi. È, al tempo stesso, uno spazio di mediazione tra tradizione e innovazione: tra la centralità delle fonti, dei manufatti, dei testi, dei contesti e l’impiego di tecnologie capaci di produrre nuove domande e nuove forme di accesso alla conoscenza.
Il patrimonio campano offre, da questo punto di vista, un osservatorio privilegiato. L’eccezionale stratificazione storica del territorio, la pluralità dei contesti archeologici, artistici, documentari e paesaggistici, unitamente a un sistema di istituzioni museali e parchi archeologici di rilevanza internazionale, configurano la Campania come un campo di ricerca di straordinaria ricchezza. Essa non è assunta in queste pagine come semplice cornice geografica, ma come sistema complesso di luoghi, memorie, materiali e relazioni. La Campania diventa, in tal senso, un laboratorio diffuso, nel quale sperimentare metodi di studio e strumenti di comunicazione che possano avere valore anche oltre i confini regionali. I contributi raccolti nel volume restituiscono questa articolazione attraverso una pluralità di casi di studio e di orizzonti metodologici.
Il compito di una struttura universitaria che opera nel campo delle discipline umanistiche e dei beni culturali non può dunque limitarsi alla promozione di singole ricerche. Esso consiste anche nel creare le condizioni perché tali ricerche dialoghino tra loro, perché studenti e giovani studiosi possano formarsi all’interno di contesti sperimentali qualificati, perché le collaborazioni con istituzioni e territori producano effetti durevoli.
La didattica, la ricerca, la terza missione e la cooperazione istituzionale devono essere pensate come parti di un medesimo progetto culturale.
Le pagine che seguono intendono dunque offrire non solo un repertorio di esperienze, ma anche una riflessione sul modo in cui il patrimonio culturale possa essere studiato, tutelato e comunicato in una fase di profonda trasformazione dei metodi e degli strumenti della ricerca. La pubblicazione di questi contributi conferma l’impegno del Dipartimento nel promuovere una cultura scientifica aperta, fondata sul rigore delle discipline, sulla collaborazione tra competenze e sulla responsabilità verso il territorio. In questo equilibrio tra tradizione critica e innovazione metodologica si colloca il significato più autentico di Laboratorio Campania: un progetto condiviso per fare del patrimonio culturale non soltanto oggetto di studio, ma spazio vivo di conoscenza, formazione e dialogo.

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